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Produzioni anno 2010

FONEMI istanze di comunicazione


La ragione di questa nuova produzione, il suo più intimo significato, deve forse cercarsi nella frizzante curiosità che ho sempre provato nei confronti dei metodi comunicativi, della loro arbitrarietà, e della conseguente codificazione, senza la quale ci troveremmo a produrre una quantità enorme di gesti e suoni totalmente privi di senso.
Mi capita a volte, quando sono molto stanco, di ripetere fra me e me una parola, il cui significato mi è perfettamente chiaro fino ad un attimo prima, e trovare che il suono sia per me del tutto estraneo. Noto quindi, in quegli episodi, che il suono in gran parte dei casi non suggerisce niente sul significato della parola.
Ben diverso è invece il caso del linguaggio dei segni, la cui poetica non è da cercarsi nell’associazione di suoni e concetti, bensì in un’immediata mimicità, che a mio parere ha una forza talvolta molto superiore alla arbitrarietà delle parole.
È convenzione però che, sia nel linguaggio comune, che in quello dei segni, le composizioni di più unità prive di senso proprio in unità semantiche logiche vengano chiamate “fonemi”, ponendo così sullo stesso piano questi due approcci comunicativi.
Dalle mie riflessioni a quì il passo è breve: qual’è l’utilizzo “proprio” e quale quello “improprio” dei tanti strumenti che abbiamo per comunicare tra di noi? E quale si adatta di più a ciascuno di noi?
A questo punto, sembrerebbe che la codificazione, e l’adozione di uno strumento comunicativo a scapito di un altro sia una sorta di approssimazione, e ciò mi sembra che ridimensioni nettamente la nostra capacità espressiva. È un peccato.

Gabriel Beddoes


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