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Produzioni

La Bisbetica Domata


Note di regia

Ho pensato a “LA BISBETICA DOMATA” interpretata da una compagnia di soli danzatori uomini non solo per la volontà di restare fedele alla tradizione del teatro elisabettiano, ma anche e soprattutto per riscoprire attraverso la danza la forza misteriosamente contemporanea delle parole dei personaggi femminili shakespeariani se interpretati da uomini. Ovviamente la mia idea resta lontanissima dal considerare questa Bisbetica un’opera en-travestì; né si tratta di una “omosessualizzazione” della storia poiché in un caso traviserebbe il senso della commedia e nell’altro svierebbe dal nucleo centrale del conflitto tra opposti: l’eterna lotta tra maschile e femminile. Ma ancora più stimolante è stato per me avere a che fare con personaggi che pur appartenendo ad una commedia romantica senza dubbio rappresentano in potenza i segni caratteriali che identificano le grandi maschere tragiche shakespeariane, soprattutto quelle della possibile domata Katherine e del suo domatore Petruchio, maschilista per eccellenza. Un maschilismo che ha vita brevissima poiché ad esso la bisbetica si oppone, fin dal suo primo manifestarsi, con tutta la forza possibile, quasi sussurrandomi all’orecchio una straziante richiesta d’aiuto. Resta inteso che il mio intervento durante tutto il difficile e violento tentativo di addomesticamento della bisbetica è scatenato e supportato da un elemento essenziale nel rapporto tra Katherine e Petruchio: la passione. Passione più che mai esplicitamente fisica, che spinge la purosangue Katherine a mettere a punto una tattica che alimenta e consolida in Petruchio l’idea che il suo irrefrenabile desiderio di dominarla sia stato esaudito. Pur lasciandosi piegare, che a mio vedere veste i panni di una vera e propria concessione, a trionfare è l’indomabile bisbetica: capitolando finge, spudoratamente finge, e accetta la supremazia del suo maschio Petruchio conservando nel suo cuore la volontà di voler appartenere solo a sè stessa. Una vera e propria beffa nella beffa che va a sommarsi e ad intrecciarsi con quella di Bianca e dei suoi pretendenti: quei giocolieri del travestimento e dell’inganno che affiancano l’espressione subdola dell’altra faccia della bisbetica. Due caratteri che partendo dagli opposti per un attimo si incontrano, si scambiano in qualche modo i ruoli, viaggiano in costante contrapposizione verso il finale indiscutibilmente beffardo, nel quale si cela il senso segreto dell’eterno conflitto tra eros e psiche.
GIUSEPPE PARENTE

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