Kontakte | (E poi entrano i cinghiali)

KörpermeetsAnghiariDanceHub

SpazioKörper・21 aprile

Kontakte 21 aprile

*ore 18.00

coreografia Manuela Victoria Colacicco
drammaturgia Eliana Rotella
con Martina Di Prato, Giacomo Graziosi
soundesign in collaborazione con Andrea Graziosi
disegno luci Francesco Sequenzia
produzione Anghiari Dance Hub 

Kontakte, in tedesco contatti o connessioni.

Cosa accade quando un corpo estraneo viene a rompere l’equilibrio che ci eravamo costruiti con cura e convinzione?

Kontakte è l’imprevisto, l’entrata in scena di altro da noi che ci riporta, inevitabilmente, alla consapevolezza della nostra presenza.

La precarietà esistenziale, economica e climatica in cui siamo immersi ci porta a cercare una stabilità data unicamente dal confronto con il nostro ego: un confronto nullo in cui le regole dello stare sono date da un’autocrazia dell’anima. Se niente mi tocca, nulla mi distrugge.

In Kontakte l’ignoto, l’imponderabile prende vita sotto forma di oggetto, andando a ridescrivere relazioni, geografie e obiettivi. Una porta un tetto la parete la membrana e la barriera: l’inesplicabile rosso in cui non si riconosce un soggetto preciso ma si lascia la possibilità di proiezione di tutto ciò che è inconscio. Dentro questo squarcio di inaspettato, finalmente, la presa di coscienza di sé come dell’altro, un contatto che permette di riconoscersi, agire, esistere, incontrarsi e separarsi nel riconoscimento della finitezza umana. Del resto il Narciso di Ovidio, prima di morire, dice: “È la mia onnipotenza a rendermi impotente”.

(E poi entrano i cinghiali) 21 aprile

*ore 18.00

ideazione e regia Simone Lorenzo Benini 
coreografia e interpreti Miriam Budzáková e Simone Lorenzo Benini 
drammaturgia Erika Kooki Filia
musica Andrea Bocelli, Dying Fetus, Abul Mogard
disegno luci Elisabetta Maniga
produzione Anghiari Dance Hub

(E poi entrarono i cinghiali) è un urlo, liberatorio ed eccessivo. Che dalle profondità del polmone corre lungo la trachea, invade le corde vocali e muta. L’esagerazione diventa uno strumento di affermazione e di ricerca sulla libertà, coinvolgimento e partecipazione alla celebrazione dell’ambiguità. Tutto è fame di una sensazione indefinita. È spazio d’indagine sui sé diversi. È luogo di molteplicità, pluralità e possibili equivoci. L’aria acquisisce un suono, viene interpretata, percorre epiglottide e faringe ed uscendo dalle labbra prende colore e timbro. Il corpo si trasforma, cassa di risonanza e palcoscenico di questo urlo. (E poi entrarono i cinghiali).