
NICO, DESERTSHORE

NICO, DESERTSHORE

NICO, DESERTSHORE

NICO, DESERTSHORE

NICO, DESERTSHORE
Concept, coreografia e regia Giovanfrancesco Giannini
Performance Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini
Sound environment F. De Isabella
Direzione tecnica e light design Valeria Foti
Produzione, management e distribuzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della danza
Con il supporto di Le Alleanze dei Corpi - ZEIT , IRA Institute
Con il sostegno di Residenze NAOcrea 2025 – Arte, territorio e partecipazione - Ariella Vidach Aiep
Concept, choreography and direction Giovanfrancesco Giannini
Performance Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini
Sound environment F. De Isabella
Technical direction and light design Valeria Foti
Production, management and distribution Körper | Centro Nazionale di Produzione della danza
With the support of Le Alleanze dei Corpi - ZEIT , IRA Institute
Residenze NAOcrea 2025 – Arte, territorio
e partecipazione - Ariella Vidach Aiep
Nico, Desertshore è un concerto di danza che nasce da un’indagine artistica ispirata alla musica, ai
testi e all’archivio di Christa Päffgen, in arte Nico. Le tracce del suo album culto Desertshore (1970)
compongono la partitura sonora della performance, in cui i corpi dei danzatori danno forma a un
universo visivo denso e perturbante. Atmosfere cupe, visioni esoteriche, danze macabre, tempeste
interiori e una solitudine ancestrale abitano la scena, evocando un immaginario inedito e desolato.
In uno spazio circolare due corpi non si raggiungono mai e sono testimoni del peso dell’esistenza e
dell’incomunicabilità. In loro si intravede una frattura con il reale, una cicatrice interiore. Immersi
in un altrove parlano con i lori fantasmi e danzano nella loro solitudine. Il tempo si espande in una
dimensione a-temporale ancor più dilatata dai suoni, dai rumori, dalla musica e dalle canzoni
interpretate da Nico – provenienti dal suo album Desertshore.
Desertshore vive di una austerità assoluta, di una insopportabile angoscia esistenziale. Il suo incedere è
quello di una umanità incapace di porre rimedio al suo destino; la sua solennità è quella di un urlo
che giunge dal fondo dei secoli. Il fronte e il retro della copertina dell'album, mostrano immagini
tratte dal film La cicatrice interieure di Philippe Garrel (1971). Un’opera spregiudicata che non spiega
nulla e che rifiuta tutte le retoriche possibili di una classica storia lineare.
Nico, Desertshore is a bold and hypnotic dance performance inspired by the haunting world of
Christa Päffgen, known to many as Nico. Set to the evocative sounds of her cult album Desertshore
(1970), the piece transforms music, lyrics, and archival echoes into a striking visual journey. Dancers
embody a universe of shadow and intensity, where dark beauty, esoteric visions, and raw emotion
collide. From macabre dances to inner storms and ghostly solitude, Nico, Desertshore invites
audiences into a dreamlike, unsettling realm—both desolate and fiercely magnetic.
In a circular space, two bodies never reach each other and bear witness to the weight of existence
and the impossibility of communication. In them, one glimpses a fracture with reality, an inner scar.
Immersed in an elsewhere, they speak with their ghosts and dance in their solitude. Time expands
into an atemporal dimension, further stretched by sounds, noises, music, and songs performed by
Nico — taken from her album Desertshore.
Desertshore lives in a state of absolute austerity, of unbearable existential anguish. Its progression
reflects a humanity incapable of remedying its own fate; its solemnity is that of a scream rising from
the depths of the centuries. The front and back covers of the album feature images taken from
Philippe Garrel’s (1971) film La cicatrice intérieure. A daring work that explains nothing and rejects all
the possible rhetorics of a conventional linear narrative.
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