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ADVIENNE QUE POURRA

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ADVIENNE QUE POURRA

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ADVIENNE QUE POURRA

Coreografia Francesco Colaleo e Maxime Freixas 

Interpreti Serena Bottet, Francesco Colaleo, Maxime Freixas, Justine Tourillon 

Musiche Benjamin Hutter

Costumi Gabrielle Marty

Luci Lucia Ferrero

Scenografia Aude Vanhoutte e IMP, laboratorio dei materiali polimerici (INSA)

Produzione Cie MF | Maxime & Francesco

Co-produzione INSA de Lyon, Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza, Teatro della Tosse Genova

Con il sostegno di Ville de Billom, Pôle en Scènes de Bron, CND Lyon, Théâtre des Deux Rives de Charenton-le-Pont, Maison de la danse Lyon, Théâtre Astrée Lyon, HSS Polo per le Arti Performative Napoli, Spedidam, Adami

Dopo C’est pas grave e Ça ira, Maxime e Francesco proseguono la loro ricerca attorno a questi motti propri della lingua francese, formule lanciate con leggerezza e solo in apparenza prive di significato, ma dense di immagini e suggestioni.

Advienne que pourra (2026) è il capitolo conclusivo della trilogia C’est pas grave, progetto articolato in tre performance autonome che dialogano attorno al tema della gravità, intesa nel suo doppio significato: forza fisica che agisce sui corpi e condizione simbolica dello spirito.

Ogni creazione/espressione è associata a una figura geometrica e a una dinamica corporea, secondo una logica di stratificazione delle immagini e dei significati : un percorso dall’astratto al concreto, dal segno alla materia, dall’idea al corpo in azione.

C’est pas grave (2020, duetto) – cerchio – rotazione e orbitazione;

Ça ira (2022, trio) – triangolo – camminata e corsa;

Advienne que pourra (2026, quartetto) – rettangolo – salto e caduta.

A ogni tappa si aggiunge un interprete: i corpi si accumulano, il peso si stratifica e la gravità diventa sempre più tangibile in una scrittura coreografica radicata nell’humor e nell’anticonformismo, fatta di sospensioni, corse, balzi, silenzi e improvvise immobilità.

Advienne que pourra”, espressione francese che evoca l’idea di accettare l’irreversibile, diventa qui materia scenica. La performance sarà un dialogo tra quattro interpreti e un gigantesco materasso, oggetto decontestualizzato che si trasforma in paesaggio, spazio nello spazio, terra promessa su cui lanciarsi. Il salto nel vuoto, azione irreversibile determinata dalla caduta sotto l’effetto della gravità, diventa metafora degli altalenamenti della vita e dei luoghi di accoglienza.

Uno spazio di sperimentazione in cui caduta, rimbalzo e instabilità diventano materia viva.

La ricerca, ludica e anticonformista, esplora la caduta libera, il peso, il rischio e l’energia fisica, aprendo un sistema dinamico di interconnessioni tra i quattro interpreti, il materasso, lo spazio e la musica, in un dialogo costante e sensibile tra tempo e materia

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